L’ora di Praga

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Scritti sul dissenso e sulla repressione nell’Europa dell’Est (1963-1973)
Le parole di questi scritti di Ripellino costituiscono un’appassionata testimonianza in favore della coscienza, appunto, della letteratura e dell’arte. Valore inattuale quanto irrinunciabile: allora come quarant’anni dopo.

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A cura e con un saggio di Antonio Pane. Note di Alessandro Catalano e Alessandro Fo.«Sono tornato da Praga con disperazione e con rabbia. Dopo aver vissuto per due mesi le speranze e le apprensioni di un popolo, alla cui cultura ho dedicato gran parte della mia esistenza. Tanto più amaro è il mio ritorno in quanto questo magnifico popolo è stato offeso e schiacciato dall’esercito di un altro paese, della cui letteratura io sono da lunghi anni testimonio ed amico in scritti e lezioni». È la fine d’agosto del ’68 quando Angelo Maria Ripellino, un anno prima inviato a Praga dall’«Espresso» per seguirne la “primavera”, ne viene scacciato dai cingoli sovietici: che a quella speranza di rinascita, e di un dialogo finalmente aperto fra i due versanti del continente funestato dal Muro, hanno messo brutalmente la mordacchia. È la fine del «socialismo dal volto umano», ideale appartenuto anche all’intellettuale Ripellino; e l’inizio di una ventennale traversata nel deserto delle contrapposte ideologie. A lui, il coraggioso cronista, sarà proibito rimettere piede nella patria dell’anima; se la porterà dentro sino alla fine, dedicandole nel ’73 Praga magica: il saggio-poema al quale maggiormente resta legato il suo nome.A a sono valsi, contro la violenza e la sopraffazione, tutta l’intelligenza, la cultura e il coraggio civile dell’Europa migliore: «Vorrei nominarli ad uno ad uno, tutti coloro vicino ai quali ho trascorso i mesi più caldi della loro rivoluzione, giornalisti e scrittori, giornalisti e scrittori, quelli che già lavorano nel sottosuolo e quelli che sono stati rapiti con metodi da Gestapo. Vorrei rassicurarli del nostro affetto e della nostra ammirazione, dir loro: voi siete la coscienza del mondo. Ma so che le parole, guaste e caricate da troppi abusi, non valgono più a». Non è così: le parole di questi scritti di Ripellino, il più grande fra i nostri scrittori che in quegli anni struggenti s’innamorarono dei popoli dell’Est e delle loro magnifiche letterature, costituiscono almeno un’appassionata testimonianza in favore della coscienza, appunto, della letteratura e dell’arte. Valore inattuale quanto irrinunciabile: allora come quarant’anni dopo.«Si può amarla questa città come Henry Miller ha amato Parigi»._x000D_
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fuoriformatoCollana di testi italiani contemporanei diretta da Andrea Cortellessa_x000D_
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Dettagli libro

Peso0.3 g
ISBN

8860871379

Categoria

Collana

Anno Pubblicazione

Pagine

326

Autore

Ripellino, A.M.