La Poesia del Cinema non si può imparare

La Poesia del Cinema non si può imparare

 

 

La poesia è molto più personale di qualsiasi altra forma d’arte. È un patrimonio di tutti ma allo stesso tempo ognuno ne ha un’esperienza unica. Non potremo mai impararla perché non riusciremmo mai a confinarla del tutto. Credo che la poesia sia qualcosa che ci gira intorno ma che si fa trovare solo se noi tendiamo verso di essa pienamente, in maniera irragionevole.

Cosi, l’ho trovata nel cinema, nell’incanto verso lo sfavillio dello schermo dove scorrono le immagini. In fondo il cinema è metafora di poesia perché hanno caratteristiche comuni e per spiegarsi l’una si serve dell’altra e viceversa. Al cinema, seduto su una poltrona imbottita, assisti alla proiezione di immagini accompagnate da una musica che rievocano nello spettatore delle emozioni, ma come nella poesia, queste vengono tradotte in qualcosa di personale, in un ricordo. Sono due forme d’arte che hanno la stessa forza di trasformare immagini in ricordi. Il sentimento poetico collima con il cinema perché da un’emozione oggettiva che accomuna tutti gli spettatori nasce un sentimento personale. Non lo si può imparare perché è intrinseco a chi scrive e a chi guarda, non è un sentimento replicabile. La poesia come nel cinema è fuori campo: tutto ciò che accade fuori dal quadro ma è presente nell’immaginario spazio adiacente. Alcune volte la troviamo non in quello che mettiamo a fuoco ma in quello che sta in intorno.

Fellini raccontava che mentre stava girando una scena di un bacio, di colpo si è messo a inquadrare un vecchio che guardava fisso un semaforo. Per questo la poesia non la si può imparare perché è imprevisto ed è sregolata come le emozioni del cinema. Un critico cinematografico sosteneva infatti che le corde della lira dei poeti moderni sono interminabili pellicole di celluloide. La potenza di queste due forme d’arte è quello di illudere che siano di tutti quando sono uniche a noi stessi perché ognuno ne ha una propria esperienza e sentimento. Per questo credo che siamo tutti maestri di noi stessi.

 

 

 

 

Da uno spettatore dall’ultimo posto laterale

 

 

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