l’arte di essere Rivista

l’arte di essere Rivista

Nella staffetta tra il mondo della carta e quello digitale, le riviste corrono un gara a parte. Comprare una rivista è rimasto un appuntamento, un gesto emotivo e non razionale. La periodicità crea attesa e si muove controvento rispetto alla tempestività del digitale. Quando arriva in edicola speriamo che le nostre aspettative non vengano disattese, contiamo di riconoscere un taglio, uno sprazzo che ci stupisca più della settimana precedente. Ai periodici ben curati ti affezioni e ti riconosci, distinguendo la parta grafica, i colori e le rubriche. Una rivista è rimasta, nell’incontrollata centrifuga digitale, un’idea desueta, romantica e identitaria.

 

 

Da queste prerogative ha scelto di non poter prescindere Critica D’Arte, punto di riferimento per le riviste che raccontano tutti gli aspetti riguardanti il mondo dell’arte. Fondata da Carlo Ludovico Ragghianti nel 1935, è arrivata alla Nona Serie. Con una periodicità semestrale, riparte da una nuova veste grafica e editoriale curata dalla Fondazione Ragghianti di Lucca. Critica D’Arte immerge il lettore in un patrimonio artistico esteso ma circoscritto in cui confluiscono diversi mondi figurativi: dalla pittura alla scultura, dall’architettura al disegno. Un cortile aperto che diventa punto di incontro tra contaminazioni di generi e artisti.
La Rivista allarga la prospettiva tracciata da Ragghianti che aveva aperto la cultura e l’arte italiana a nuove espressioni come l’architettura ambientale dell’architetto finlandese Alvar Aalto. Il compito di una rivista è quello di curare delle storie, senza perdere una certa aderenza con la cronaca, cercando di catturare il particolare che vive nell’universale. Ordinare e contestualizzare, legare parole e immagini in modo da amplificare impatto di entrambi.
Critica D’arte riparte con un nuovo comitato scientifico internazionale e con contributi sottoposti a double peer-review per continuare a essere una finestra autorevole e sempre aperta sulla attualità e sulle avanguardie., un punto di fuoco, un inquadratura su quello che si racconta.

 

 

Gillo Dorfles, critico d’arte, sosteneva che per raccontare bisogna mantenere una piccola dose di eclettismo. Cercare di armonizzare e fare sintesi tra due aspetti affini. La pittura di Chagall era sospesa tra i colori scuri dei suoi tormenti interiori e il fulgore di colori accesi. Armonizzava reale e fiabesco. Thelonoius Monk, jazzista eclettico, trasformava la struttura armonica delle canzoni, dissonanze e giochi di note si legano con una esemplare disinvoltura.
Aggiungere una certa dose di eclettismo a una rivista di carattere teoretico e scientifico alto rende ogni sua uscita un appuntamento con i lettori.

Da qui Critica D’Arte ricomincia.

 

  ( Gillo Dorfles, critico d’arte )

 

 

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