I Nostri Medici e  la  Lotta in Corsia

I Nostri Medici e la Lotta in Corsia

Il nostro mestiere ci definisce, una volta si diceva così. Se ti occupi di perdite e di lavandini sei un idraulico, se ti destreggi tra i fornelli sei uno cuoco, oppure se ti occupi di meli e oleandri sei un fioraio. E così via. Quello che facciamo in fondo è un prolungamento di quello che siamo. Alcuni mestieri si trascinano da sempre alcuni vecchi stereotipi. La meticolosità degli ingegneri, come la mancanza di praticità degli scrittori o la vena sempre polemica degli avvocati. In questo momento di emergenza, in cui esistono rimbalzi quotidiani di responsabilità , c’è un grande corpo unico che lavora all’unisono in condizioni critiche in mezzo alle corsie, ai reparti e negli ospediali che non hai smesso di fare il proprio mestiere.

 

(Claudia, anestesista al Papa Giovanni XXIII Bergamo)

Leggendo le interviste del personale medico di queste settimane, infermieri e medici rispondono a questo dramma dicendo che stanno facendo il loro dovere. Non esiste rinuncia, non c’è nessuna tentazione di autocelebrazione o di autocommiserazione. Si affronta una maratona logorante che coinvolge medici, infermieri, anestesisti e operatori sanitari. Non si tratta solo di assistere dal punto di vista sanitario ma di dare anche un conforto umano a chi è ricoverato. In questi momenti, in cui i parenti non possono visitare i loro cari in ospedali, i medici sono fianco a fianco dei pazienti , hanno creato non solo un fronte sanitario a questa emergenza ma hanno dato dimostrazione di una consapevolezza umana. Abbiamo visto immagini di infermieri che accarezzano i malati, che gli poggiano il telefono davanti per salutare i propri familiari o che urlano di gioia quando i pazienti guariscono. Gli ospedali sono il simbolo di questa lotta senza quartiere in cui medici e infermieri sono diventati un presidio di umanità e solidarietà.

 

( Ospedale Humanitas, Rozzano – Milano)

Nella racconto del pandemia si è fatto uso di un linguaggio bellico. “ E’ come una guerra, siamo in trincea e dobbiamo vincere la battaglia” etc. I medici nonostante i molti ospedali al collasso, continuano a curare la nostra gente senza tirarsi indietro tra i letti, le corsie e i reparti. Ci hanno fatto capire che un medico è naturalmente chiamato a fare il suo mestiere, non per senso del dovere nemmeno per prospettive, perfino la passione arriva dopo. Essere un medico è un prolungamento del carattere e della personalità, è una missione. I medici sono naturalmente prearati a rispondere di quello che sono.

 

( Roberto Stella- presidente Ordine dei Medici di Varese)

Roberto Stella, presidente dell’Ordine dei Medici di Varese, è scomparso l’11 marzo mentre assisteva fino all’ultimo i suoi pazienti. E’ stato il primo medico a morire per il Covid -19. Chi lo conosce lo descrive come una persona per bene sempre pronta ad aiutare gli altri. Insieme a lui abbiamo perso 94 medici e 26 infermieri.
Quello che colpisce è che dietro al camice e la mascherina c’erano padri, fratelli, mogli e figlie che lottavano per curare i pazienti. Ognuno di loro era parte di una comunità. Essere medico significa curare una comunità. Lo dimostrano ogni giorno facendo il loro mestiere.

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