Zygmunt Bauman e il Jazz

Zygmunt Bauman e il Jazz

 

3 giugno 2020, Leeds,

Sono trascorsi tre anni della scomparsa del grande sociologo Zygmunt Bauman, la sua compagna Alexsandra Kania ha trovato, nella loro abitazione di Leeds, un scritto dentro una casetta della sua scrivania intitolato: Il Jazz diventerà la più grande forma d’integrazione. “Ho guardato dentro la seconda cassetta della sua scrivania in legno, e di fianco alla scatola di sigari Romeo y Julieta, ho trovato questo suo ultimo lavoro”, così la signora Kania ai cronisti che l’hanno raggiunta.

  ( Bauman con la moglie Alexsandra Kania)

 

“Riscoprire la musica jazz, con il suo accento sulla creatività e sulla responsabilità collettiva, significa essere preparati ad affrontare il processo di integrazione globale del nostro tempo. Il mio jazz è un equilibrio di conflitti e contrasti che trovano sgangheratamente un’armonia. Il sassofono guida ma può farlo se non litiga con il contrabasso, che a sua volta, deve stare attento al basso, allo stesso tempo il pianoforte deve togliersi un po` di spocchia e seguire gli altri”. Il jazz è la miglior cura alla tensioni sociali perché da un contrasto crudo nasce un’armonia universale. La società liquida ha distrutto la diversità e il jazz. Si è portata via tutta l’orchestra. La creatività individuale è stata subordinata alla società dei consumi. E’ sparita la passione, il desiderio ma la musica ha bisogno di desiderio come qualsiasi tipo di nutrimento sia interiore che organico. È un linguaggio che ci eleva sopra le parole e anche senza conoscere vocabolario e sintassi, pervade tutti indistintamente. Tutto al contrario, senza creatività, il pubblico si è omologato mentre quello del jazz è invecchiato. Siamo rimasti pochi attempati ad amarlo ancora profondamente.

 

Oggi, Il jazz ha messo su qualche capello bianco perché sta seguendo il culto della rappresentazione. Si tende a imitare quello che hanno fatto i mostri sacri come Dizzy Gillespie, Miles Davies. Ma il jazz è pura improvvisazione. Una razza strana di improvvisazione: quella collettiva. È come se un jazzista mettesse in musica un sentimento che gli arde dentro lì sul momento, allo stesso tempo tentando di incastonarlo con l’improvvisazione degli altri. È una sequenza organizzata di sfoghi liberi che formano un canto unico, potentissimo. Si parla del potere di adesso, non esiste sceneggiatura, è conversazione. Una forma di musica, un territorio libero e comune che possa diventare un valore linguistico, attraverso il quale individui di provenienza e radici culturali diverse, possano comprendersi a un livello profondo. Il Jazz risponde al bisogno e all’urgenza di esprimersi, di manifestarsi.

( piazze americane, New York) 

 

Louis Amstrong aveva capito che la povertà non è sempre l’elemento che caratterizza l’essere poveri. Fu allevato da persone che vivevano in condizioni estreme, il loro ottimismo guadagnato a caro prezzo, lo trasmisero a lui che grazie alla sua tromba, lo profuse al mondo intero. Il jazz è il suono dell’ inclusione perché ognuno deve fare di testa sua, ma allo stesso tempo parlare e comunicare con gli altri. È il teorema del contrasto che ha la sua risposta nell’armonia. Anche gli strumenti racchiudono lo spirito della musica. I musicisti più importanti sono i solisti con i loro sassofoni. Ma il fulcro di un orchestra Jazz è la sezione ritmica: piano, contrabasso, batteria che devono andare d’accordo con il sassofono e fare stare bene la musica”. La sezione ritmica entra quindi nel affollato circolo dei sottovalutati che fanno un lavoro sporco fondamentale, ma non da copertina: come il mediano nel pallone o il direttore della fotografia nel cinema. L’obiettivo del quartetto di strumenti è lo swing che è il trionfo dell’improvvisazione collettivo ma estemporaneo e inatteso. È un’ azione collettiva in cui confluiscono musicisti i e generi diversi. È un distillato della marcia, del walzer e della musica africana.

 

Per questo, il jazz è la più potente metafora di civiltà oggi. Duke Ellington diceva: “la gente è la mia gente”. Su questo convengo anche io: l’esplosione di creatività consensuale è l’unica cosa degna del nostro tempo”

Zygmunt Baumann

 

Questo lavoro è frutto di fantasia del blog La Buca delle Lettere

 

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