Lockdown

Lockdown

Lockdown è la parola dell’anno selezionata dal prestigioso dizionario inglese Collins. Non poteva essere diversamente perché si tratta di una parola trasversale. Lockdown non ha una vera e propria traduzione in altre lingue; eppure, ha un suono così chiaro e un significato che non concede interpretazioni. La pandemia non si è scontrata con barriere, è perpetrata in tutti i paesi indistintamente. Così l’estrema misura per limitarla ha rinchiuso l’immaginazione di tutti: il lockdown. Una parola neutra che trafigge la fantasia e rievoca solo panorami deserti. Il suo tratto principale è la sua estemporaneità permanente che è un ossimoro. Come un temporale che non finisce, oppure un allarme di notte che non smette di suonare. Questa parola l’abbiamo strozzata in gola, sussurrata, mormorata e ripetuta. Ci lascia un gusto amaro. Di certo non la urleremo mai perché alla gioia ebbra di un grido si associa la libertà.

Tra le dita ci rimane questo 2020 che vorremmo buttare come carta straccia e il titolo d’inchiostro nero, scritto a grandi caratteri: Lockdown. Nell’attesa di voltare pagina.

 

 

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