Tre Poesie sul terremoto in Irpinia

Tre Poesie sul terremoto in Irpinia

Franco Arminio è un poeta nato nel 1960 a Bisaccia, paesino dell’Alta Irpinia in cui oggi vive.

Il 23 novembre 1980, giorno del terremoto in Irpinia, aveva vent’anni. Da molto tempo ha posto l’attenzione sui paesi e il paesaggio raccontando la loro importanza come cantieri di storie. I paesi non sono impermeabili al tempo ma ne mostrano i segni e le caratteristiche come dei corpi su cui si consumano ricordi personali e avvenimenti storici. Il paese è una cornice che racchiude e testimonia il nostro passaggio.

Abbiamo scelto tre poesie che descrivono il terremoto dell’Irpinia e la crepa negli occhi di chi lo ha vissuto.

 

Restano i luoghi e il corpo

Restano i luoghi
e il corpo, nient’altro.
Allora se tu fossi qui
io potrei ripararmi nel tuo corpo
e tu nel mio.
Io posso darti solo gli occhi,
la parte più avventurosa del mio corpo.
Il resto è paura,
è questo vento che sale da sotto
e mi fa sentire
il vano batticuore della terra.

 

 

Avevo vent’anni e qualche mese

Io avevo vent’anni e qualche mese,
ero dentro la tela dei miei nervi,
sputavo l’aria, non la respiravo.
Ricordo lo stupore del primo abbraccio,
ricordo le trecce e un giubbino giallo
che dava una bellissima forma ai fianchi,
ricordo la lotta tra le mie parole e il tuo silenzio.
Il paese era spaccato, c’erano ancora i muli
e c’erano le macchine, cadeva il vecchio
e il nuovo ci nasceva tra i denti.
D’inverno l’amore era nel freddo,
il container, la casa dei miei nonni,
perfino il garage dove chiudevo la macchina.
Manfredi e Livio non c’erano ancora,
la casa era ancora l’osteria.
Ora siamo in un altro tempo:
dal corpo al paese, alla comunità.
Ora posso dire che sono andato avanti
camminando dietro di te che stavi ferma.
La Vita Scossa

Non mi piace chi entra a piccoli passi,
mi piace venire all’osso,
nella buca, in trincea, voglio una ferocia,
un pugno in faccia,
mi piace chi mi porta al centro delle cose,
non ce la faccio a girare intorno,
mi stancano gli indugi,
le manfrine,
voglio essere scavato,
le cose lievi non le sento,
la dolcezza va bene
quando è improvvisa,
mi snerva la lentezza,
io vado contro la lentezza,
contro la pazienza, mi piace la vita
scossa, il cuore amaro:
dopo le grandi sventure
gli uomini hanno il cuore più chiaro.

Tre Poesie di Margaret Atwood

23 Novembre 2020

La Vettura di Seconda di Alvaro Mutis

23 Novembre 2020