22/07/2022

La prima macchina da scrivere Lettera 22 fu progettata ad Agliè, un piccolo comune nei pressi di Torino. A pensarla insieme ad Adriano Olivetti ci fu un pubblicitario che si affacciava al mondo ruminante delle industrie. La sua idea fu quella di concepire un marchingegno di grande invenzione meccanica in solo quattro chili di peso. Questo folle designatore concepì la prima macchina da scrivere che si poteva spostare sempre con lo scrittore, in qualsiasi luogo. Marcello Nizzoli era un creativo che veniva da Boretto, un comune della bassa Padania, e a lui dobbiamo in parte l’aver dispiegato il mondo del reportage e del racconto in presa diretta. Era l’epoca del rumore dei tasti, del picchiettare che ha accompagnato e scandito le notti, i grandi avvenimenti e i riti familiari. Nel 1950 nasce il fumetto Charlie Brown, il Brasile perde la coppa del Mondo allo stadio del Maracanà, e Cesare Pavese si suicida all’Hotel Roma di Torino. Ed esce il primo modello di Lettera 22 al prezzo di quaranta mila lire. Il proposito di Adriano Olivetti fu quello di rendere la macchina da scrivere un oggetto alla portata di tutti. Fu battezzata così perché le lettere dell’alfabeto sono ventuno, quel piccolo gioiello meccanico doveva diventare il più fantastico vocabolo pensato per legarsi e comporre tutti gli altri. La Lettera 22 accompagnò per tutta la vita Indro Montanelli tanto da diventarne un suo prolungamento. Si racconta che il ventidue luglio 2001 alle ore diciassette e trenta quando morì avvenne un fatto di una commuovente bizzarria: la macchina da scrivere smise di funzionare. Era uno dei primi modelli color campagna inglese, verde chiaro, che fece l’estremo gesto con poco clamore. La macchina decise di non sopravvivere al suo proprietario e di non essere utilizzata da altre dita. I tasti di battitura decisero di scambiarsi posto tra di loro: La A prese il posto della Z, la Q prese il posto della P e lo stesso fecero i numeri. I tasti protestarono tutti insieme. Così quella Lettera 22 si legò volta ineluttabilmente al suo proprietario e questa macchina da scrivere assunse dei tratti fantastici che poco si confanno ad un oggetto meccanico, ma che gli hanno permesso di attraversare i secoli e continuare a frequentare l’immaginazione di lettori e scrittori che ne hanno vissuto e ascoltato le gesta.