Redazione Le Lettere
 16/09/2022

Quaderno delle presenze di Paolo Maccari è un esperimento esperienziale. Più si avanza nella lettura, nelle cinque (più una) sezioni di cui è composto, più si rileggono alcune poesie, e più si entra in comunione con l’autore. Trasversale rispetto ai luoghi e al tempo, questo libro riesce a comunicare dinamiche che tutte le generazioni di lettori possono sentire e rivivere in spazi propri, è in grado di innescare un dialogo a distanza tramite l’evocazione di pensieri o situazioni che somigliano a qualcosa che tutti provano, riuscendo così a trasmettere un innato senso di vicinanza.

Strade sterrate

Ombre trafitte, alberi grandi
delle nostre colline,
foglie grigie dello sterro
smosso da biciclette o motorini…
Nessuno prenderà il posto di nessuno.
Tutta l’insopportabile serietà
dell’adolescenza
irrora il tormento
della nostra coscienza.
Lecci, capogiri, convinzioni, denso
sangue che affiora, improvvise
apparizioni di animali
provocate dalle nostre presenze.
La razionalità tremante
dell’adolescenza
ci vieta speranza
che non sia imprevisto a batticuore.
Con rughe, fiatoni, dissimulata vigilanza
eccoci ancora, se capita, nei boschi
a sfiorare a dita aperte le cortecce
rimuginando che sono pelle
di una cosa che sente,
una cosa che come noi dentro
curva in cerchi ciechi le ferite e le svolte
finché le radici sanno bere
e non scorda la pioggia di cadere.


Sin dalle prime battute si nota la volontà del poeta di rincontrarsi e con sé rincontrare tutti coloro che più o meno intensamente hanno attraversato, in carne e versi, la sua vita. Maccari usa la memoria come veridico palcoscenico sul quale ricreare, a volte inventare, il passato e il presente, in un percorso di fedeltà non tanto ai fatti, che come sempre sono accidenti minimi rispetto al folto della riscrittura operata dalla mente di ognuno quando li rivisita, quanto al suo modo di percepirsi e giudicarsi dentro il flusso del tempo. Partendo dalla sezione uno, Tornanti, si incontrano di poesia in poesia, lungo tutto il libro, una serie di Presenze consce di qualcosa che le ha riguardate profondamente, dentro e fuori. Nell’atto stesso del componimento sembra risiedere la necessità dell’autore di salvare, di conservare, e al contempo di lasciare andare via, fuggendo con la scrittura, qualcosa di ciascuna di esse, in un intenso colloquiare tra varie stagioni e personaggi, autobiografici e non, in cui alla fine ognuno è giudice e giudicato insieme.

Come in delle canzoni ben riuscite, come nei racconti dei nostri maggiori, per citare lo stesso poeta, in Quaderno delle presenze la scrittura assolve uno dei suoi fini principali: arriva. E sa essere universale. Il poeta è stato in grado di raccogliere esperienze e soprattutto sentimenti di molti in dei momenti apparentemente comuni e solo suoi che acquistano così credibilità e validità per gli altri. Maccari raggiunge il massimo di comunicabilità dentro un’espressività quasi corporea e una poetica coerente, in cui anche nel verso più innocuo e prosastico si riconosce sì una motivazione tecnica, ma soprattutto il forte desiderio di farsi comprendere, di chiamare a sé gli altri, di chiedere udienza, di porre domande più che di ricevere risposte. L’autore costruisce lentamente un luogo in cui tutti, gli altri e lui stesso, aprendosi a quella possibilità di convocazione di cui parla Gianmario Villalta nella prefazione, e diversamente da ciò che accade fuori dalle pagine, sono pronti a vederlo per come è realmente, e a conversare.

Tra noi

Tengo stretta la nostra intesa,
accesa da un gesto buffo del bambino,
come un bambino il termometro
sotto la spalla che trema.
Tu intanto mi lasci impigliato
al millimetro di indugio che forse
volevi intuissi
mettendoti comoda
fuori dalle mie braccia.
Fosse meno una formula da buoni amici,
vorrei tu rispondessi sì, va tutto bene, sì,
qui, in questo momento, niente
tra noi è contro noi.
Ma chi lo sa se va davvero tutto bene.
E come ne posso parlare
nel disordine di me stesso
senza scoprirmi sentimentale
e detestarmi anche per questo?
Ma già ti scrivo in versi,
nel ritmo afono
di uno smagato rimuginìo,
e non riesco a fare vero il falso
che vorrei valicare
per raggiungere chi siamo.
Almeno, amore, scrivendo si impara
il senza fondo del silenzio:
ci nascondo sconforto e ci trovo un tuo sguardo.
Ridice, insieme al mio di rimando,
un dolore che circola intatto,
impotente a divederci ancora.


In Quaderno delle presenze c'è una alternanza tra osservare se stesso e osservare gli altri, c’è un Noi e un Loro, c'è Paolo e tanti altri Io, uniti in un movimento oscillante dentro-fuori in cui i personaggi, cani, alberi, uccelli, uomini e donne, giovani e anziani, presenze e assenze, lo stesso poeta, sono tutti protagonisti e catalizzatori di emozione. Tutti appaiono, ognuno a suo modo, pervasi da un senso di rassegnazione al quotidiano, una rassegnazione consapevole alla loro natura, al loro vivere, che aumenta col crescere e l'andare avanti nelle sezioni, e che a tratti diventa inadeguatezza, invidia, violenza, a tratti esplode in una malinconica dolcezza. Sebbene non si intraveda una possibilità di riscatto finale, scrivendo, l’autore prova ad assegnare a ciascuna esistenza un significato nel tentativo di capire e di fermare sulla pagina chi o cosa sembra meritevole di memoria, in una lodevole forma di accettazione della realtà.

Quella di Maccari è una poesia relazionale in cui la vicinanza e il distacco dai personaggi operano a uno stesso livello, quello che definirei dell’interesse emotivo, uno stato di vigilanza dove agisce una immedesimazione quieta, che partecipa e al tempo stesso osserva i termini della sua partecipazione. E in Quaderno delle presenze, con un montaggio in una direzione grosso modo lineare (ma una linea che curva), le poesie si inseguono sino a comporre una specie di romanzo di formazione o deformazione in cui l’evoluzione sofferta non riguarda solo il protagonista ma anche il lettore.

I volumi
Paolo Maccari

Quaderno delle presenze

Con questo nuovo libro, Paolo Maccari aggiunge un cospicuo capitolo a una vicenda poetica iniziata più di vent’anni fa. Come nelle sue opere più recenti, anche qui l’autore persegue una pronuncia naturale e priva di facili effetti, all’interno di una ricerca che ha comunque sul piano dello stile un ricca galleria di eventi verbali sorvegliatissimi. Attraverso ritratti e autoritratti, episodi in poesia e in prosa, Maccari tenta...
Paolo Maccari
2022, pp. 122
ISBN: 9788893663045
€ 18,00
novecento/duemila, 09
2022, pp. 122
ISBN: 9788893663045
€ 18,00