Lettere dal tempo

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COD: 8871665104 Categoria:

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Traduzione di Emanuela Jossa«Ecco la mia bussola, ma avverto che il nord è il sud e viceversa; ecco la mia strada e il suo selciato, ecco il mio angolo con le sue sorprese; ecco la mia porta con le sue quattro chiavi; ecco la mia soglia con le tue orme leggere…»: così Mario Benedetti ci invita a un viaggio che è insieme spostamento reale, con l’eco dell’esilio vissuto in prima persona, e percorso interiore in cui via via si incontrano segnali dal passato, indizi del sogno, fantasmi amati o temuti, abitanti di una dimensione in cui il buon senso può diventare inutile o nemico. Il fascino di queste pagine sta nell’adesione all’oggi, alla realtà attuale e immediata, mai mutilata però della memoria del passato, e attraversata – come un brivido inatteso e consolante – dalla vigorosa tenerezza dell’autore.ESTRATTO DAL LIBRO_x000D_
Valigia per viaggi breviCara: quando me ne sono andato, quando finalmente ho deciso di andarmene, perché ormai mi era impossibile convivere con gli antidoti della paura, io mi ero accorto che poco a poco avevo cominciato ad odiare i miei angoli preferiti o gli alberi ondeggianti, e non avevo più tempo né voglia di rifugiarmi all’edicola del quartiere Flores, e gli amici di sempre iniziavano ad essere gli amici di mai, e c’erano più cadaveri nei depositi di spazzatura che nelle imprese di pompe funebri, allora ho aperto la valigia per i viaggi brevi (anche se sapevo che questo sarebbe stato lingo) e ho cominciato a a infilarci dentro ricordi a casaccio, oggetti insignificanti ma profondamente legati alla mia vita, immagini sintetiche della felicità, lettere che messe insieme raccontavano sofferenze, ultimi abbracci alla frontiera più vicina, sere senza le campane dell’angelus ma con il rumore a battola dei mitra, sorrisis che che erano state smorfie e viceversa, défaillance e a tti di coraggio, insomma, un’antologia delle folgie secche che il vento dell’abitudine non era riuscito a portare via dalla faccia della guerra.Con questa valigia dei viaggi brevi sono andato là e ancora più in là, qua e ancora più qua. Ogni tanto lavoravo con le mani agili e gli occhi asciutti, per guadagnarmi il pane, il vino, un tetto e un letto. Tuttavia, con la valigia dei viaggi brevi non avevo una relazione stretta. Io ero consapevole che stesse dormendo nel fondo dell’armadio sgangherato dal tempo e dai tarli. Ma a che scopo affrontare un passato in pillole, alcune nutrienti e altre avvelenate?Eppure certe volte, di domenica, quando la solitudine diventava silenzio insopportabile, prendevo la valigia dall’armadio e tiarvo fuori un ricordo; solo uno per volta, per non abbattermi. Così ho avuto tra le mani il libro che era stato sempre sul mio comodino e che devo aver letto una ventina di volte, però adesso mi sono dedicato alla lettura di diverse pagine e non mi daetto niente, non mi ha domandato né risposto a, mi è risultato estraneo. Così, l’ho buttato via.Un’altra domenica ho recuperato una foto che era diventata color seppia e lì c’erano vari personaggiche avevavno occupato un posto importante nella mia vita. Due di loro chissà dove sono; uno resta fedele a se stesso; tre, hanno trovato, una notte, una mortecon le spalline militari; altri due, con il tempo, sono diventati spie astute ed eleganti, e oggi godono del rispetto e dell’amnesia generale. L’ultimo sono io, ma anch’io sono un altro, quasi non mi riconosco, forse perché se mi guardo allo specchio non sono color seppia. Dopotutto, è una foto non più valida, scaduta. Così, l’ho buttata via.Un’altra domenica ho estratto dalla valigia un orologio subacqueo e antiurto. È di una buona marca svizzera, però era fermo a un crono/simbolo, e cioè l’ora, il minuto e il secondo, in cui hanno ucciso per strada Venancio, tu sai chi è, vale a dire che questo tempo era stato il mio Greenwich. A cosa mi serve un orologio che misura e fissa solo il tempo della disgrazia? Così, l’ho buttato via.Domenica dopo domenica ho vuotato la valigia: temperamatite, portapenne, occhiali da sole, ritagli di giornale, tranquillanti, agende, passaporti scaduti, altre fotografie, lettere di amici e nemici. La verità è che tutto mi sembrava caduco, inespressivo, silenzioso, incoerente, precario.Eppure ieri, domenica, ho messo un’altra volta la mano in quel pozzo del passato e la mano è uscita fuori con qualcosa di tuo: il fazzoletto di seta azzurra, quello che per tre stagioni su quattro ti avvolgeva il collo, il tuo collo giovane, bello, che ho tanto amato. Loro l’hanno fatta finita con te, e io sono solo in un mondo insopportabile. Hanno ucciso te invece di uccidere me. È difficile ammettere, accidenti, che tu mi hai sostituito nella morte.E quindi questa volta butterò nella spazzatura la mia povera valigia dei viaggi brevi e conserverò soltanto il tuo fazzoletto azzurro. Resterò con te per il viaggio lungo.

Dettagli libro

Peso 0.3 g
ISBN

8871665104

Autori

Numero della collana

5

Categoria

Collana

Autore

Benedetti,

M.

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