A.M. Ripellino

L’ora di Praga

Scritti sul dissenso e sulla repressione nell’Europa dell’Est (1963-1973)

Collana: Fuori Formato, 13
2008, 326 pp.
Temi: Letteratura - studi e testi
ISBN: 9788860871374

Edizione cartacea

  • Brossura € 22,00  € 20,90

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Sinossi

A cura e con un saggio di Antonio Pane. Note di Alessandro Catalano e Alessandro Fo.«Sono tornato da Praga con disperazione e con rabbia. Dopo aver vissuto per due mesi le speranze e le apprensioni di un popolo, alla cui cultura ho dedicato gran parte della mia esistenza. Tanto più amaro è il mio ritorno in quanto questo magnifico popolo è stato offeso e schiacciato dall’esercito di un altro paese, della cui letteratura io sono da lunghi anni testimonio ed amico in scritti e lezioni». È la fine d’agosto del '68 quando Angelo Maria Ripellino, un anno prima inviato a Praga dall’«Espresso» per seguirne la “primavera”, ne viene scacciato dai cingoli sovietici: che a quella speranza di rinascita, e di un dialogo finalmente aperto fra i due versanti del continente funestato dal Muro, hanno messo brutalmente la mordacchia. È la fine del «socialismo dal volto umano», ideale appartenuto anche all’intellettuale Ripellino; e l’inizio di una ventennale traversata nel deserto delle contrapposte ideologie. A lui, il coraggioso cronista, sarà proibito rimettere piede nella patria dell’anima; se la porterà dentro sino alla fine, dedicandole nel '73 Praga magica: il saggio-poema al quale maggiormente resta legato il suo nome.A a sono valsi, contro la violenza e la sopraffazione, tutta l’intelligenza, la cultura e il coraggio civile dell’Europa migliore: «Vorrei nominarli ad uno ad uno, tutti coloro vicino ai quali ho trascorso i mesi più caldi della loro rivoluzione, giornalisti e scrittori, giornalisti e scrittori, quelli che già lavorano nel sottosuolo e quelli che sono stati rapiti con metodi da Gestapo. Vorrei rassicurarli del nostro affetto e della nostra ammirazione, dir loro: voi siete la coscienza del mondo. Ma so che le parole, guaste e caricate da troppi abusi, non valgono più a». Non è così: le parole di questi scritti di Ripellino, il più grande fra i nostri scrittori che in quegli anni struggenti s’innamorarono dei popoli dell’Est e delle loro magnifiche letterature, costituiscono almeno un’appassionata testimonianza in favore della coscienza, appunto, della letteratura e dell’arte. Valore inattuale quanto irrinunciabile: allora come quarant’anni dopo.«Si può amarla questa città come Henry Miller ha amato Parigi».

fuoriformatoCollana di testi italiani contemporanei diretta da Andrea Cortellessa

Autore

Angelo Maria Ripellino nasce a Palermo nel 1923; dal '37 si trasferisce a Roma dove sempre vivrà sino alla prematura morte, il 21 aprile 1978. A Praga nel '46 conosce Ela Hlochová, che sposa l'anno seguente. Docente di Letteratura russa alla "Sapienza" di Roma, e cronista teatrale dell'"Espresso", Ripellino è stato poeta appassionato (il suo corpus in versi è stato di recente restaurato in due volumi, rispettivamente pubblicati da Aragno ed Einaudi), nonché fra i maggiori saggisti del nostro Novecento (fra i suoi titoli Il trucco e l'anima. I maestri della regia nel teatro russo del Novecento, Einaudi 1965; Letteratura come itinerario nel meraviglioso, ivi 1968; Saggi in forma di ballate, ivi 1978; L'arte della fuga, a cura di Rita Giuliani, Guida 1987; Nel giallo dello schedario, a cura di Antonio Pane, Cronopio 2000); innumerevoli anche le sue traduzioni (da Blok a Pasternak, da Belyi a Majakovskij e Chlebnikov).