Sinossi

Felici immagini poste davanti agli uomini, i mostri dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto sono specchi per i paladini e per i lettori. Permettono di intravedere tutti i giochi della possibilità narrativa: sono la rappresentazione della varietà del mondo, della deroga all’ordine naturale. I mostri rappresentano un modo obliquo di raffigurare l’uomo. Il difforme con Ariosto riflette l’umanità: privo di connotazioni moraleggianti, mai incline al male, almeno fino all’identificazione di uomo e mostro, cioè fino alla pazzia di Orlando. Questo libro analizza caratteristiche, funzioni e cesure delle figure dell’immaginario presenti nel poema: una rassegna di esseri incredibili, raffigurati come “porzioni di reale” con le quali porsi a confronto. L’Orlando Furioso scagiona e redime nella sua festosa magnificenza i peggiori incubi che insidiano gli uomini nella loro ricerca del di più della vita. Sfiorando la pazzia. Senza averne timore e con l’ironia dell’arte, Ariosto si serve dei mostri per restituire la parte nascosta. Come pensava Savinio, «l’arte sorprende la natura nel suo stato di pazzia». E come sintetizza Paul Klee nel disegno riprodotto in copertina.

Autore

Cristiana Lardo insegna Letteratura italiana nell’Università di Roma “Tor Vergata”. Ha scritto su autori del Novecento (Gadda, Buzzati, Savinio), sulla poesia dialettale, sulla narrativa contemporanea e sul Cinquecento.