Sinossi

Secondo etimologia, l’idiota è colui che «fa parte per sé stesso»: colui che non si fida delle apparenze e delle appartenenze. Dove gli altri cercano formule e sicurezze, egli trova invece la metamorfosi, la fluidità delle forme, in una Natura cangiante e indomata. L’idiota allora è l’ispirato, il sapiente, l’uomo che sente le voci; ma anche, nella Storia che prosegue, l’estraneo sempre più radicale, l’eretico, il fool, o l’astuto simulatore di una comunanza.Questo libro ne tenta una storia, che è lunga e multiforme come poche. Dal sapiente greco al buffo di Aristofane, dal Dioniso di Euripide al Socrate che sa di non sapere, fino a Lucrezio e a Dante poeta e profeta: ecco una genealogia, che si apre poi alla modernità di Machiavelli, Bruno e Campanella, di Shakespeare, Cervantes e Diderot, per arrivare alle figure complesse inventate da Leopardi e Stendhal, da Hawthorne e Melville, da Dostoevskij e Tolstoj, e ancora Kafka, Walser e Virginia Woolf. Ogni volta l’idiota riemerge o si nasconde, per ignorare la realtà più imperiosa. Nella profondità della sua finzione, egli coincide in buona parte con la letteratura stessa. Matteo Marchesini parla del volume su Radio Radicale all'interno della rubrica "Critica e militanti".

Autore

Paolo Febbraro (Roma 1965) è poeta e critico letterario. Fra le sue opere in versi, Il Diario di Kaspar Hauser (2003), Il bene materiale (2008), Deposizione (2010). Come saggista, ha curato la raccolta dei Poeti italiani della «Voce» (1998) e un’ampia antologia della Critica militante (2001). Recenti sono le monografie La tradizione di Palazzeschi (2007), Saba, Umberto (2008) e La poesia di Primo Levi (2009). Cura con Matteo Marchesini l’Annuario di Poesia fondato da Giorgio Manacorda e collabora al «Manifesto».