Sinossi

Ritorna, in un’edizione a cura di un tozzista di vaglia come Marco Marchi, il capolavoro romanzesco di Federigo Tozzi. Una storia d’amore come un perverso gioco di specchi, un caleidoscopio da vertigine di occhi che sfuggono o annichiliscono. Tutti in Con gli occhi chiusi si abituano a non parlare, a non vedere o a trasmettere con sguardi assassini; tutti imparano a restare immobili, magnetizzati e magnetizzanti, paralizzati pur sentendosi costantemente braccati. Una pedagogia dell’inibizione consegue i suoi frutti. Anche la folgorazione, in assenza di parole, è in agguato, tanto che gli occhi, in trattoria o nei campi, si chiudono a tutti. Tutti, invece di vigilare come sarebbe loro dovere, appaiono letargici, sbadiglianti, sonnambolici quando non ipnoticamente impietriti: in preda al terrore che li attanaglia o, al contrario, a terrorismi indotti, derivati da chi, in un podere alle porte di Siena o all’Arco de’ Rossi, anche con le occhiate esercita il suo dominio, il suo carisma inesorabile. Così Anna, la «figlia di spedale» diventata moglie e moglie tradita di Domenico; così Ghìsola, che conosce il potere di fissare e spesso lo usa; così Pietro, che solo alla fine del romanzo vedrà il ventre della donna che ama... Ed è la scoperta dell’inconscio.

Autore

Federigo Tozzi è uno in assoluto dei massimi scrittori italiani del primo Novecento e del Novecento tout court. Narratore senese morto giovane all’età di soli trentasette anni, ha lasciato una serie di opere che bastano a consacrarlo pienamente nella sua grandezza. Tra esse, pubblicate dalla casa editrice Le Lettere e criticamente curate da Marco Marchi, i romanzi Con gli occhi chiusi e Il podere, le prose di Bestie, la selezione antologica d’autore dell’epistolario cateriniano (Le cose più belle di Santa Caterina da Siena) e le splendide lettere alla fidanzata raccolte in Novale.