Sinossi

Da dove viene la difficoltà formale dei testi di Tommaso Landolfi? Perché, quale che sia il genere frequentato, tutta la produzione di Landolfi è segnata dalla tendenza all’uso di maschere, e in primo luogo di una maschera aulica e manierista, instancabile impresa di travestimento e copertura? Questo libro tenta di indagare, con gli strumenti dell’analisi linguistico-stilistica – specie a proposito del lessico e dell’intertestualità –, la strategia di copertura che informa l’opera di Landolfi, e in particolare la scelta linguistica del Landolfi diaristico di Rien va (ma anche, più brevemente, quella del narratore e del tragediografo estremisticamente manierista del Landolfo VI di Benevento), e di interpretarla nei termini di quella che si è scelto di chiamare lingua-pelle: cioè il succedaneo linguistico di un involucro psichico che ha faticato a svilupparsi, a partire dal costrutto concettuale (l’io-pelle) individuato e investigato dallo psicoanalista francese Didier Anzieu. Il volume è completato da una sezione tematica riguardante i due tardi libri di poesie, Viola di morte e Il tradimento, e un passo dell’ultimo diario, Des mois) che risulta complementare alla interpretazione su base stilistica, a cui fornisce il supporto della lettura del materiale letterario autobiografico relativo all’evento cruciale della perdita della madre, e delle conseguenti continue rimodulazioni dei temi del lutto e dell’incombenza della morte.

Autore

Paolo Zublena (Genova, 1973) insegna Linguistica italiana all’Università di Milano-Bicocca. Si è occupato soprattutto di stilistica e di analisi linguistica dei testi letterari (sintassi della prosa cinquecentesca, Leopardi, narrativa e poesia contemporanee, canzone d’autore), di antologizzazione della poesia più recente, di teoria della letteratura, di critica tematica (lutto, casa, rappresentazione del quotidiano). Ha recentemente pubblicato Giorgio Caproni. La lingua, la morte (edizioni del verri, Milano 2013). Fa parte del comitato di redazione del «verri» e collabora ad «Alfabeta2».