Sinossi

Il poeta lirico nel momento dell’ispirazione, così come il filosofo all’apice della sua riflessione, «guarda le cose come da un luogo alto e superiore a quello in che la mente degli uomini suole ordinariamente consistere», si legge nello Zibaldone. E l’opera leopardiana appare tutt’oggi il frutto di uno sguardo dall’alto, di un’insuperata lungimiranza poetica e filosofica. Questo libro risale all’origine del pensiero poetante leopardiano analizzando l’intrinseco rapporto tra poesia e ispirazione, essenziale per comprendere sia le riflessioni di Leopardi sul teatro antico, sia il significato autentico del titolo Operette morali. Il libro si sofferma inoltre sul diarismo esistenziale dello Zibaldone; sull’immagine dell’Italia nei Paralipomeni; sulle sorprendenti (e trascurate) analogie tra Emerson e Leopardi; e su due autori decisivi, benché in parte rimossi, del nostro Novecento - Papini e Rensi -, che dimostrarono una precoce attenzione verso Leopardi non solo come poeta, ma anche come pensatore.

Autore

Raoul Bruni, italianista e critico letterario, insegna all’Università Pedagogica di Cracovia. Ha pubblicato, fra l’altro, il volume Il divino entusiasmo dei poeti (2010); ha curato due opere di G. Papini e vari volumi miscellanei, tra cui gli Atti del Convegno La questione della filosofia in G. Leopardi (“La Rassegna della Letteratura italiana”, II, 2013, con A. Camiciottoli). Collabora al quotidiano “Europa”, al supplemento culturale “Alias” e a altri periodici cartacei e on-line. Dirige per Le Lettere la collana "novecento/duemila".