Sinossi

Ciò che contraddistingue l’esperienza umana del mondo rispetto alle altre specie sembra essere la capacità sintetica che permette all’uomo di dominare la profusione delle impressioni che gli provengono dall’esterno, imprimendo ad esse una forma determinata che egli trae da se stesso: una facoltà di condensazione e ricodificazione delle informazioni a livello simbolico. È merito di Wilhelm von Humboldt aver esteso quel rovesciamento di paradigma, quell’ultima «metafora assoluta», che fu la «rivoluzione copernicana» di Kant, dalla teoria della conoscenza alla filosofia del linguaggio, suggerendone l’applicabilità ad ogni ambito di attività dello spirito umano. Ora, il ricongiungimento di Kant con l’idealismo tedesco sul terreno di questa concezione (Formgebung), che secondo Ernst Cassirer si cercherebbe invano in Fichte, Schnelling o Hegel, avvenne fra la fine degli anni Quaranta e gli anni Sessanta del XIX secolo, sotto forma di incontro della estensione humboldtiana al linguaggio della funzione originaria dello spirito con il concetto hegeliano di spirito oggettivo, in quella esperienza culturale che si autodefinì psicologia dei popoli. Con essa ha inizio il processo di congedo dalle filosofie della storia e il tentativo di fondazione di una moderna antropologia filosofica.