Gilberto Lonardi

L'Achille dei "Canti"

Leopardi, "L'infinito", il poema del ritorno a casa

Collana: Saggi, 155
2017, 238 pp.
Temi: Letteratura - poesia
ISBN: 9788890879653

Edizione cartacea

  • Brossura € 20,00

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Sinossi

Un famoso titolo leopardiano, Idilli, come leggerlo, evitando, a proposito dell’Infinito, mistificazioni tuttora pronte a riproporsi? E in che senso la Saffo di una canzone di Leopardi è un’allieva di Achille? E a proposito delle Ricordanze: proviamoci a rileggere questo «poema lirico» del ritorno a casa non dimenticando la memoria leopardiana appunto del ritorno: un gran tema, secondo Giacomo, anzitutto della lirica delle origini, e dopo, subito dopo, dell’epos. E, mettiamo, Stesicoro, un antenato quasi muto per noi, perché c’entra parecchio con le suddette Ricordanze? O più in generale: come immagina, sente, pensa, canta il poeta dei Canti? Sono molte le domande cui si dà una risposta nuova e coraggiosa, in questo libro. Pescando sempre in profondo; incontrando di continuo i Greci, l’Inizio. E, d’altra parte, non pochi sono i personaggi della prima modernità narrativa che nel libro si danno convegno: da Rousseau a Werther, a Chateaubriand. Ma è ad Achille che Leopardi guarda di continuo. E noi siamo invitati a farlo con lui. Diceva Hölderlin che Achille è l’enfant gâté della Natura. Giacomo, l’escluso, invece, come la sua Saffo, dalla Natura, non può appassionarsi a quella figura che conosce egualmente l’affetto, l’amore e la ferocia, se non dall’infinita distanza del desdichado. Eppure non cessa di rispecchiarsi in «quella singolarità», che, come Napoleone coi francesi, «c’innamora». In quella morte giovane e, splendido nodo, nella consapevolezza che l’accompagna: da, ha detto Goethe, «uomo compiuto». Tra gli eroi di Omero, per esempio, un ascolto significativo spetta, nei Canti, pure a Odisseo-Ulisse. Però, per tracce inequivocabili, dall’Infinito all’Ultimo canto di Saffo, da A Silvia alle Ricordanze, ad A se stesso e oltre, Leopardi torna e ritorna soprattutto ad Achille. E a coloro che si commuovono per lui, o, in un’ avvolgente coralità epica, dialogano con lui: Teti, la madre divina, o Patroclo, Ettore, Fenice, o i suoi cavalli. Segue il controcanto (privilegiati gli anni 1750-1840 circa) di sedici immagini, per la maggior parte legate al tema-Achille.

Autore

Gilberto Lonardi ha insegnato, come professore ordinario, a Verona, Storia della letteratura italiana; e Critica dantesca e Storia della tradizione classica. Ha tenuto corsi a Parigi e a Tours. Ha scritto, fra l’altro, su Manzoni, D’Annunzio,  Michelstaedter, Sereni, Giorgio Orelli. Su Montale: Il Vecchio e il Giovane, Zanichelli 1980 (premio Vassallini-Istituto veneto); Il poeta e l’agone,  Essedue 1989 (premio «Ossi di seppia»); Il fiore dell’addio, il Mulino 2003 (premio Val di Comino, premio Angelini-Università di Pavia, premio Imola. Le vie della critica); Winston Churchill e il bulldog, Marsilio 2011. Infine, a proposito di Leopardi: Classicismo e utopia nella lirica leopardiana, Olschki 19862; Leopardismo, Sansoni 19902;  L’oro di Omero. L’«Iliade», Saffo: antichissimi di Leopardi, Marsilio 2005 (premio Moretti; premio Bocchetta; premio La ginestra).