C. Parmiggiani

Una fede in niente ma totale. Nuova edizione

Collana: Fuori Formato
2019, 407 pp.
Temi: Letteratura - poesia
ISBN: 9788893660945

Edizione cartacea

  • Brossura € 31,00  € 29,45

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Sinossi

Da più di quarant’anni Claudio Parmiggiani fa cantare il fuoco e la terra, l’aria e il fumo, il legno e la pietra. Le sue sono sculture d’ombra, come le ha definite Georges Didi-Huberman: figurazioni nelle quali i corpi e gli oggetti, tutto l’universo della vita insomma, viene evocato in absentia. È un’arte della sottrazione, di una rarefazione ascetica, in polemica esplicita con la mondanità frastornante del narcisistico«sistema dell’arte» contemporaneo. Quest’arte tuttavia evita sempre la béance del puro gioco intellettuale: la sparizione che Parmiggiani mette in scena (non manca nel suo lavoro una componente paradossalmente teatrale) ha sempre qualcosa di traumatico, spesso alludendo alle scomparse laceranti di cose e persone «emigrate» (per dirla con W.G. Sebald) – travolte dai flutti, bruciate dal rogo della storia. È un’arte squisitamente, talora brutalmente materiale; ma che conserva sempre l’anelito a una dimensione trascendente, a un’oltranza che non è di questo mondo, allo «spirituale dell’arte».Un’arte senz’altro religiosa, insomma, che tuttavia non può essere ricondotta a ortodossie di sorta: una fede in niente ma totale è quella che appunto attribuisce a sé l’artista. Sin dall’inizio della sua parabola Parmiggiani accompagna la figurazione con l’esercizio della parola scritta. Versi, prose liriche e autobiografiche, apologhi, dichiarazioni e interviste.Come se la sua ostinata reclusiveness fosse in realtà sempre rivolta a qualche segreto interlocutore, a sua volta presente in absentia: il suo è davvero un «silenzio a voce alta». E spesso questa parola restituisce le chiavi segrete di un’opera, la sua, come nessuna oggi sostanziata d’enigma; riconduce questo mondo nebbioso e metafisico a «incipit» di sorprendente eloquenza, immagini memoriali dai colori vividi e violenti.Come già in passato per raccolte parziali dei suoi testi, anche in questa più organica occasione Parmiggiani non ha voluto associare alcuna immagine alle sue parole: sebbene spesso esse alle proprie opere ovviamente alludano, in forma più o meno diretta. La sua finisce per essere, così, più che una scrittura “figurata” una scrittura figurale, nel senso antico descritto da Erich Auerbach: una scrittura che evoca e attende cioè, ma in effetti spettralmente già include, il proprio balenante complemento d’immagine. Come il seme nella parabola evangelica è una parola che s’interra, che sprofonda nelle viscere del cosmo: essa sa che solo morendo può rinascere a nuova vita.

Autore

Claudio Parmiggiani è nato a Luzzara, in provincia di Reggio Emi_x000D_ _x000D_ lia , nel 1943. Si forma all’Istituto d’arte di Modena; giovanissimo, frequenta Giorgio Morandi. La sua prima vera mostra si tiene nel ’65 alla libreria Feltrinelli di Bologna: è il tempo del Gruppo 63 e del «verri» di Luciano Anceschi. Parmiggiani ha rapporti di frequentazione, in particolare, con Nanni Balestrini, Corrado Costa, Adriano Spatola e Giuseppe Guglielmi; ma il rapporto fondamentale è con Emilio Villa. Pubblica libri d’arte come Atlante (1970), in collaborazione con Balestrini e Villa; del ’70 sono anche le prime Delocazioni, realizzate con polvere e fumo: da quel momento diventano centrali, nel suo lavoro, i temi dell’assenza e della traccia. Vanno ricordati i volumi Poesie dipinte (1981), Il sangue del colore (1988) e Stella sangue spirito (tre differenti edizioni: 1995 a cura di Stefano Crespi, 2003 e 2007)._x000D_