Gabriella Benedini

Senza orologio ma dentro il tempo

Collana:
2021, 106 pp.
Temi: Arte e Architettura
ISBN: 9788893662574

Edizione cartacea

  • Brossura € 12,00

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Sinossi
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Senza orologio ma dentro il tempo è un libro che nasce da una situazione contingente: l’isolamento fisico – ma non spirituale – di un’artista che ultraottantenne, nel marzo del 2020, si ritrova improvvisamente sola, confinata dall’epidemia del Covid-19, nella propria casa di Milano. E comincia a scrivere. Ne sarebbe potuto scaturire un semplice diario autobiografico, ma l’estro di Gabriella Benedini, una delle più originali voci femminili dell’arte italiana degli ultimi cinquant’anni, ci regala invece un racconto liberissimo, in cui gli echi di incontri, viaggi, esperienze ed episodi di vita culturale si mescolano e alternano ad affioramenti poetici, fra letteratura e memorialistica, in bilico costante tra passato e presente, pubblico e privato. Le successioni spazio-temporali si annullano: quel che è stato rivive nella mente, l’attualità si riflette nel ricordo, in una narrazione agile, veloce, efficace. Che ci aiuta a comprendere non soltanto l’anima e la produzione dell’autrice – che spazia dalla pittura alla scultura, dall’installazione al video –, ma anche l’ambiente artistico nel quale è transitata con nonchalance e i suoi compagni di strada: da Gillo Dorfles ad Arturo Schawarz, da Bepi Romagnoni a Giò Pomodoro.

Autore

Gabriella Benedini (Cremona, 1932) si diploma all’Istituto d’Arte di Parma e inizia a frequentare l’Accademia di Brera. Alla fine degli anni Cinquanta vive a Parigi, tenendo mostre e partecipando a collettive. Rientrata in Italia, ha la sua prima personale milanese nel 1962 da Bergamini, dove esporrà fino al 1980; in seguito gallerie di riferimento sono Spaziotemporaneo, Studio Cavenaghi e Arte 92. Viaggia moltissimo. Attenta all’uso dei materiali, realizza nel 1973-1975 due film, Doprenoi e Diutop e, superando il vincolo della bidimensionalità, la scultura entra gradualmente nella sua ricerca. Tra le numerose mostre in spazi pubblici, sono da ricordare quelle a Ferrara, Palazzo dei Diamanti (1972), Como, Pinacoteca (1993), Aosta, Torre del Lebbroso (1994), Spoleto, Palazzo Racani Arroni (1997), Siena, Palazzo Patrizi (1999), Sarzana, Fortezza Firmafede (2004), Reggio Emilia, Palazzo Magnani (2006), Cremona, Museo Ala Ponzone (2007), Milano, Spazio Oberdan (2012), Milano, Museo Diocesano (2014), Cremona, Museo del Violino (2016), Milano, Galleria San Fedele (2019). Importanti le presenze alla Biennale di San Paolo del Brasile (1982) e alla Biennale di Venezia (1986 e 2009).