Sinossi
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Orizzonte è di per sé una parola ambivalente, a volte troppo astratta; essa porta con sé una prospettiva rivolta al futuro – a dispetto di un etimo che lo limita alla figura del cerchio – ma anche uno sguardo sul presente più ampio, che include nuove simbiosi e risana il presente. L’orizzonte è lo spazio geometrico della convivenza, della speranza, ma anche un luogo in cui più si fa viva la devastazione naturale, il tempo dello scadere e del dissipare.

Gli orizzonti descritti dai racconti e dalle poesie che leggerete, secondo la formula che ci ha contraddistinti fin da subito in modo inedito in Italia (l’inglese con l’italiano a fronte) ci paiono tutti legati alle sorti dell’umano. Si presenta in essi un orizzonte personale, sia familiare che filiale (Matteucci), ma anche collettivo-sociale, con uno sguardo rivolto al passato di una nazione o di un’area geopolitica (Richterová). S’impastano poi nella visione dell’orizzonte sia privato sia collettivo il sacro e il divino con il profano e il sensuale (Renda, Carlucci). L’orizzonte può essere anche uno schermo o un miraggio: l’orizzonte di un quadro enigmatico che diventa ossessione personale (Didino), o quello tetro e oscuro ma illuminato da una promessa misteriosa di speranza (Geda). A volte lo sguardo è spinto ad affondare verso profondità geologiche (Lisa) o ad allargarsi in abbracci panoramici (Pusterla), in altri casi sembra invece quasi accecato e confinato in uno spazio di fissazioni, come quella di un’avidità estrema che cristallizza il racconto stesso nella forma di un breve apologo (Carabba).

Horizon is in itself an ambivalent word, too abstract at times. Although its etymology merely links it to the outline of a circle, it suggests both an outlook on the future and a broader view of our present, embracing new forms of symbiosis to cure the ills of our time. The horizon is a geometric space of coexistence and hope, but also the point that most reveals the devastation of the natural world, its exhaustion and depletion at the expense of other species, other natures.

The horizons described by the stories and poems you will read here, in the pioneering format that has made us unique from the start (Italian/English parallel text), all seem linked to the fate of humanity. Some are personal, familial, and filial (Matteucci), while others are collective and social, looking back over the history of a nation or region (Richterová). Within this vision, whether private or shared, the sacred and divine blends into the secular and sensual (Renda, Carlucci). A horizon may also be a screen or mirage: the horizon of an enigmatic painting that becomes a personal obsession (Didino), or a dark, dismal horizon illuminated by a mysterious promise of hope (Geda). At times it pulls our gaze down into geological depths (Lisa) or out into a panoramic embrace (Pusterla). At other times, it seems almost blinkered and caged by fixations, by a terrible avidity that locks the story itself into the form of a brief apologue (Carabba).

SOMMARIO/SUMMARY

Alessandro Raveggi - Martino Baldi
INTRO
Horizon – Orizzonte

Rosa Matteucci
Country Life – Vita di campagna

Gianluca Didino
Sehnsucht – Sehnsucht

Fabio Geda
The Promise – La promessa

Fabio Pusterla
Vertical Landscape. Lament for One of Many Valleys – Paesaggio verticale. Compianto per una valle fra le tante

Marilena Renda
Mirages – Fate morgana

Lorenzo Carlucci
God and Love Enveloped in the Fog – Dio e l’amore avvolti nella nebbia

Sylvie Richterová
Horizons Within and Beyond – Orizzonti dentro e fuori

Enzo Fileno Carabba
Horizons – Orizzonti

Tommaso Lisa
Journey to the End of the Light – Viaggio al termine delle grotte