Sinossi

Unpunished, tradotto in italiano con il titolo Delitto senza castigo, rappresenta un unicum nella produzione di Charlotte Perkins Gilman. È un romanzo figlio dei suoi tempi che si può ascrivere al giallo classico della “Golden Age of Detective Fiction”, all’apice di popolarità e produttività nelle decadi tra le due guerre mondiali; tuttavia, è un figlio-romanzo che la sua epoca madre ha rinnegato: Gilman lo completò nel 1929 ma, malgrado tutti gli sforzi, non riuscì a trovare un editore, e così Unpunished sprofondò nell’oblio dell’inedito per anni. Ma attenzione: se è vero che l’autrice era ben consapevole di quanto fosse appetibile un giallo deduttivo all’epoca, è altrettanto vero che ciò che le stava più a cuore era far arrivare a un pubblico di lettori – e lettrici – che fosse il più ampio possibile un certo tipo di messaggio morale: la condizione della donna soggiacente al patriarcato e all’incertezza economica. Di qui la scelta dell’involucro sfizioso della letteratura di genere, il quale funge da zucchero che ricopre il principio medicamentoso della pillola. Ci sono tutti gli ingredienti del whodunnit: un assassinio in una stanza chiusa a chiave, addirittura in modalità “overkilling”, una cerchia limitata di sospetti, un ambiente domestico opprimente e una vittima odiosa che non suscita alcuna compassione nel lettore. La coppia investigativa matrimoniale Jim Hunt e Bessie Hunt da un lato omaggia le coppie letterarie come Tommy & Tuppence di Agatha Christie o il private eye hard-boiled immancabilmente affiancato dalla segretaria, ma dall’altro afferma l’indipendenza intellettuale della donna nell’indagine: Bessie infrange lo stereotipo di moglie-amante-assistente fedele e risolve il caso dimostrandosi più brillante, intuitiva e coraggiosa del marito e degli uomini della polizia. La sua missione “undercover” nei panni di cameriera nella casa dove è avvenuto il delitto si può altresì leggere come un tributo a Isabella Goodwin, la prima donna detective nel NYPD.


Autore

Charlotte Perkins Gilman (1860-1935) Scrittrice, poetessa, sociologa, giornalista ed economista statunitense, oltre che una figura fondamentale nella teorizzazione del femminismo utopista del tardo Ottocento. Nipote dell’autrice Harriet Beecher Stowe, ebbe un’infanzia segnata da privazioni e difficoltà economiche e si sposò due volte. Straordinariamente prolifica e popolare ai suoi tempi, dopo la morte fu dimenticata, sia in patria che all’estero, e successivamente riscoperta durante il movimento femminista di fine anni ’60 e inizio anni ’70. È autrice del celebre racconto The Yellow Wall-Paper, del romanzo utopico-femminista Herland e del saggio pionieristico Women and Economics.

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