Sinossi

Il primo tomo raccoglie i volumi Che cosa è il fascismo (1925), Fascismo e cultura (1928) e Origini e dottrina del fascismo (III ed. 1934). Sono volumi in cui il filosofo espone la sua concezione del fascismo intendendolo come Stato etico, destinato a concludere lo spirito risorgimentale.

«Col titolo Politica e cultura sono raccolti gli scritti di Giovanni Gentile sul fascismo e sulla sua attività di organizzatore culturale, oltre che conferenze e articoli in cui l'aspetto politico è tutt'uno con quello educativo. Gli scritti vanno dagli anni Venti alla scomparsa del Filosofo. La varietà e complessità degli argomenti è notevole e attesta la multidirezionalità e fecondità degli interessi del Gentile. Eccezionale invero la capacità di organizzatore culturale. Il Gentile infatti, dal 1924 in poi, oltre che direttore di numerose riviste e collezioni e curatore di varie opere, fu, tra l'altro, nel 1924 Presidente della Commissione dei Quindici; nel 1925 Presidente della Commissione deí Diciotto; dal 1925 al 1937 Presidente dell'Istituto Nazionale Fascista di Cultura; ideatore e dal 1925 Direttore Scientifico della Enciclopedia italiana; dal 1926 al 1928 Presidente del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione; dal 1928 R. Commissario della Scuola Normale Superiore di Pisa e dal 1932 Direttore della stessa; dal 1932 Presidente dell'Istituto Italiano di Studi Germanici; dal 1933 Presidente dell'Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente; dal 1941 Presidente della Domus Galilaeana di cui fu promotore; dal 1943 Presidente dell'Accademia d'Italia. Il Gentile aveva già raccolto una parte dei suoi interventi nei volumi Che cosa è il fascismo (Firenze, Vallecchi, 1925), Fascismo e cultura (Milano, Treves, 1928), Origini e dottrina del fascismo (III ed. Roma, Istituto Nazionale Fascista di Cultura, 1934). Il titolo Origini e dottrina del fascismo appare nella II ed. (1929) in cui veniva ristampato il saggio L'essenza del fascismo (1928) con un'Appendice. Il presente volume raccoglie, rivisti, i tre libri suddetti, gíà pubblicati dal Filosofo, libri fondamentali per comprendere non solo come il Gentile concepì il fascismo, ma altresì lo sforzo del Filosofo volto, non senza opposizioni, a realizzare tramite il fascismo una più forte coscienza civile...»

Autore

Giovanni Gentile (Castelvetrano, 29 maggio 1875 – Firenze, 15 aprile 1944), filosofo e storico della filosofia, fu uno dei maggiori esponenti del neoidealismo filosofico e un importante protagonista della cultura italiana nella prima metà del XX secolo. Discepolo alla Scuola normale superiore di Pisa di D. Jaja (che lo avvicinò al pensiero di B. Spaventa), di A. D'Ancona e di A. Crivellucci; professore nelle università di Palermo (1906-13), Pisa (1914-16), Roma (dal 1917); direttore (1929-43) della Scuola normale superiore di Pisa, di cui promosse l'ampliamento e lo sviluppo; collaboratore con Benedetto Croce per un ventennio nella redazione della «Critica» e nell'opera di rinnovamento della cultura italiana; fondatore (1920) e direttore del «Giornale critico della filosofia italiana»; ministro della Pubblica Istruzione (ott. 1922 - luglio 1924); senatore del Regno (dal nov. 1922); socio nazionale dei Lincei (1932); presidente dell'Accademia d'Italia (dal nov. 1943). Considerò il fascismo come il continuatore della destra storica nell'opera del Risorgimento, e ad esso aderì; ma si tenne lontano, soprattutto nella collaborazione intellettuale, da ogni intransigenza verso persone di opposti convincimenti. Dopo essere stato ministro della Pubblica Istruzione, abbandonò la politica attiva, dedicandosi, oltre che agli studi, alla promozione e organizzazione d'imprese culturali (tra cui l'Enciclopedia Italiana, di cui fu anche il direttore scientifico). Il 24 giugno 1943 riapparve alla ribalta politica con un discorso sul Campidoglio, in cui auspicava, come italiano e "non gregario di un partito che divide", l'unione di tutte le forze per la salvezza del paese, che era sull'orlo della sconfitta. Nella seconda metà di novembre fu nominato da Benito Mussolini presidente dell'Accademia d'Italia, trasferita in quei frangenti a Firenze. E a Firenze fu ucciso da un gruppo di giovani aderenti ai GAP (gli scritti suoi di quel tragico periodo furono poi raccolti dal figlio Benedetto nel volume G. Gentile: dal discorso agli Italiani alla morte, 1950 - Ristampa 2024, Le Lettere).