Sinossi

Le Lettere ripropone le Opere pedagogiche di Giovanni Gentile in un prezioso cofanetto.



La riforma, che Giovanni Gentile realizzò nel 1923, costituisce tuttora i fondamenti della scuola italiana.
Divenuto ministro della Pubblica Istruzione nel 1922, Gentile poté attuarla in pochissimo tempo, portando a compimento sia un progetto filosofico – quello attualista – di ampio respiro, sia le istanze concrete che egli aveva elaborato negli anni.

Dei tre volumi qui raccolti, Educazione e scuola laica e La nuova scuola media esprimono le idee portanti espresse prima della riforma, quali il significato stesso della pedagogia e della sua identificazione con la filosofia; l’esigenza di un ripristino dell’insegnamento della religione per consentire nella scuola, oltre all’acquisizione degli elementi del sapere, la formazione di una coscienza morale; la presenza di una scuola elementare di Stato in ogni Comune; la difesa della libertà di insegnamento; il problema dei programmi delle varie discipline; il ruolo dell’insegnamento della filosofia; la necessaria preparazione degli insegnanti.
La riforma della scuola in Italia presenta non solo diverse interviste e vari resoconti sugli intenti della riforma, ma ne illustra i princìpi fondamentali, soffermandosi sui tanti aspetti affrontati, dalla riforma universitaria e dalle istituzione di nuove sedi, alle professioni di ingegnere e di architetto, alla funzione del giornalismo, alla riforma dell’istruzione artistica, all’esame di Stato e così via.

Autore

Giovanni Gentile (Castelvetrano, 29 maggio 1875 – Firenze, 15 aprile 1944), filosofo e storico della filosofia, fu uno dei maggiori esponenti del neoidealismo filosofico e un importante protagonista della cultura italiana nella prima metà del XX secolo. Discepolo alla Scuola normale superiore di Pisa di D. Jaja (che lo avvicinò al pensiero di B. Spaventa), di A. D'Ancona e di A. Crivellucci; professore nelle università di Palermo (1906-13), Pisa (1914-16), Roma (dal 1917); direttore (1929-43) della Scuola normale superiore di Pisa, di cui promosse l'ampliamento e lo sviluppo; collaboratore con B. Croce per un ventennio nella redazione della Critica e nell'opera di rinnovamento della cultura italiana; fondatore (1920) e direttore del Giornale critico della filosofia italiana; ministro della Pubblica Istruzione (ott. 1922 - luglio 1924); senatore del Regno (dal nov. 1922); socio nazionale dei Lincei (1932); presidente dell'Accademia d'Italia (dal nov. 1943). Considerò il fascismo come il continuatore della destra storica nell'opera del Risorgimento, e ad esso aderì; ma si tenne lontano, soprattutto nella collaborazione intellettuale, da ogni intransigenza verso persone di opposti convincimenti. Dopo essere stato ministro della Pubblica Istruzione, abbandonò la politica attiva, dedicandosi, oltre che agli studi, alla promozione e organizzazione d'imprese culturali (tra cui l'Enciclopedia Italiana, di cui fu anche il direttore scientifico). Il 24 giugno 1943 riapparve alla ribalta politica con un discorso sul Campidoglio, in cui auspicava, come italiano e "non gregario di un partito che divide", l'unione di tutte le forze per la salvezza del paese, che era sull'orlo della sconfitta. Nella seconda metà di novembre fu nominato da B. Mussolini presidente dell'Accademia d'Italia, trasferita in quei frangenti a Firenze. E a Firenze fu ucciso da un gruppo di giovani aderenti ai GAP (gli scritti suoi di quel tragico periodo furono poi raccolti dal figlio Benedetto nel volume G. Gentile: dal discorso agli Italiani alla morte, 1950).